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NEWS

23 Febbraio 2015

Passamonti (SGI): Gioco pubblico presidio di legalità

Quali aspettative nutre Sgi in riferimento all’attuazione della delega fiscale in materia di gioco anche alla luce delle disposizioni contenute nella legge di Stabilità?

La Legge di Stabilità è intervenuta a gamba tesa determinando una situazione di gravissima difficoltà per la tenuta del comparto del gaming machine. Intervenire nella Stabilità era ed è una scelta sbagliata che non poteva non tradursi in un ulteriore appesantimento degli oneri a carico dei concessionari. La delega fiscale rappresenterà un altro passaggio delicato e proprio per questo sarebbe stato opportuno rimandare a questo strumento anche gli interventi tradotti poi nella legge di stabilità, con gli effetti negativi che hanno da subito determinato. In questo quadro, la delega fiscale poteva e potrebbe ancora rappresentare un’occasione per ricercare e raggiungere un equilibrio economico e di mercato più sostenibile.

Quali ritenete saranno le conseguenze dell’applicazione della legge di Stabilità sul settore del gioco pubblico, su quello che si intende sanare (Ctd) e sul gioco illegale tout court?

Anche in questa occasione mi sembra che il Legislatore abbia messo in campo una ulteriore iniziativa per eliminare dal mercato tutte quelle situazioni che comunque hanno determinato, nel corso di questi ultimi anni, una obiettiva alterazione del quadro commerciale entro cui i concessionari sono stati chiamati ad operare. Da qui alla possibilità di definire gli effetti della norma contenuta nella Legge di Stabilità c’è un passaggio fondamentale, con la sentenza della Corte di Giustizia Europea attesa per il 22 gennaio. Penso che quella data possa ritenersi veramente cruciale.

Il settore slot e Vlt soffre la ‘questione territoriale’, con il sovrapporsi di norme nazionali e locali. Auspicate che la delega ponga fine a questa frammentazione?

Non è un auspicio ma un’assoluta necessità. Se non viene risolta la questione territoriale, definendo le competenze di Stato e Regioni, e salvaguardando la riserva di legge dello Stato anche sulla base di un equilibrio di rapporti diversi tra centro e periferia, sarà inutile affrontare tutti gli altri capitoli previsti nel disegno di legge di delega fiscale.

La tutela dei minori e delle categorie deboli è un obiettivo condiviso e condivisibile. Come potrà la delega intervenire su questo fronte?

La delega dovrà esaltare ancora di più il ruolo del gioco pubblico come presidio di legalità e controllo nei confronti di ogni comportamento deviato, a cominciare dalla tutela dei minori. Solo un mercato regolato da una concessione statale può rendere applicabile ogni intervento che si potrà immaginare per favorire un approccio responsabile e sicuro all’offerta di gioco. Ma questo principio non potrà realizzarsi certo con iniziative che rasentano l’ipocrisia come distanze e orari, limiti che la tecnologia ha già dimostrato di poter superare. La risposta dunque non potrà che trovarsi nella qualità di un’offerta controllata e controllabile.

Da anni si parla di rilancio dell’ippica. Verso quale versante potrà dirigersi la delega?

La delega ospita commi fondamentali per il rilancio dell’ippica sulla base di un principio, contenuto nel progetto definito “Lega Ippica”, di ritorno ad una dimensione imprenditoriale del settore in Italia che consenta di uscire definitivamente da una logica assistenziale. Nella Legge di Stabilità è contenuto, in questa prospettiva, un articolato fondamentale per il rilancio delle scommesse ippiche, travolte da una situazione di non adeguata concorrenzialità con il resto del portafoglio dei giochi pubblici.

Siete preoccupati del ritardo nella redazione dei Dlgs sul gioco?

Mi auguro che non ci sia nessun ritardo nella presentazione delle prime ipotesi ufficiali dei delegati della delega fiscale, in modo da offrire agli operatori la possibilità di un confronto con l’autorità politica e di governo che dia modo di costruire insieme un futuro del mercato del gioco pubblico in Italia adeguato alle mutate condizioni in cui tutti noi siamo chiamati ad operare.

 

Intervista pubblicata sul numero II, febbraio 2015, di GiocoNews.

15 Febbraio 2015

Giochi, Pucci (Sistema Gioco Italia): Ok a meno slot. Ma senza di noi tornano le bische

Intervistato su La Stampa il vicepresidente di SGI lancia anche una proposta:

Parte dei proventi del gioco per le politiche di prevenzione del territorio e alla cura delle opere d’arte

Roma, 15 febbraio 2015 - “Ridurre il numero le slot machine è la scelta giusta. Da sempre perseguiamo uno sviluppo sostenibile e siamo i primi a dire che, negli ultimi anni, c’è stato un eccesso di offerta”.

E’ con queste parole che Massimiliano Pucci, Vicepresidente di Sistema Gioco Italia, commenta in un'intervista pubblicata oggi su La Stampa, le prime indiscrezioni sul contenuto della Delega Fiscale in materia di giochi. Ma oltre a ribadire la necessità che sia lo Stato a dettare le regole, riaffermando l’opinione negativa della Federazione di filiera aderente a Confindustria in merito alla proliferazione normativa territoriale, dai Comuni alle Regioni, Pucci dalle colonne del quotidiano torinese lancia anche una proposta, sul modello finlandese: “Indirizzare una parte dei proventi del gioco per finanziare le politiche di prevenzione del territorio, la cura delle opere d’arte. E’ giusto – sottolinea – che oggi cittadino, quando mette un euro dentro una macchinetta sappia con esattezza dove va a finire”.

D’accordo Pucci anche sulle limitazioni alla pubblicità, anche se “le aziende rappresentate da Confindustria hanno aderito al protocollo europeo di auto-regolamentazione già da tre anni”. Nell’intervista, inoltre, il vicepresidente di Sistema Gioco Italia invita anche a non dimenticare che “dove manca la possibilità di giocare in modo legale ci si affida alle nuove forme, sempre più aggressive. A partire dal Web”. E avverte: “Abbiamo costruito la più importante rete a cielo aperto del mondo, eppure lo Stato ci ha sempre visti come una fonte di entrate. Siamo un presidio di legalità, se spariamo torneranno le bische”.

6 Febbraio 2015

TS Totoguida Scommesse - Intervista Emilio Iaia (Sistema Gioco Italia)

La sanatoria secondo lei è stato un successo?
Ha l’obiettivo di fare chiarezza, e in questo senso aiuta a normalizzare il mercato, consentendo a tutti i soggetti di operare secondo le stesse regole. Allo stesso tempo però bisogna sottolineare che chi è entrato nel mercato con la sanatoria ha costruito delle reti senza avere le limitazioni che da qualche anno subiscono gli operatori. Un esempio è quello delle distanze dai luoghi sensibili, ma ce ne sono anche altri. L’Amministrazione prima o poi dovrà tenere conto anche di questo fattore di non-competitività che è stato introdotto nel mercato attraverso la sanatoria.

Quali soluzioni intendete prospettare ai Monopoli?
Per esempio si potrebbero indennizzare i punti vendita delle nostre reti. Ma il primo passo, fondamentale, è che l’Amministrazione riconosca il disallineamento, poi si può aprire un tavolo di trattativa su come affrontare il problema.

Che peso hanno avuto sulle adesioni la sentenza della Corte di Giustizia e la circolare del Viminale?
Personalmente non mi aspettavo un risultato maggiore, anche perché alcuni operatori erano fermi su posizioni precostituite. Da questo punto di vista, si è raggiunto un numero sufficiente. Chi era disponibile a discutere con l’Amministrazione e a valutare l’opportunità, ha aderito.

Lo Stato deve riaprire i termini, anche per correggere le storture che ci sono state? Ad esempio la circolare del Ministero degli Interni è arrivata a ridosso del termine di scadenza per le adesioni…
È un’ipotesi che si può valutare, anche per dare un’ultima chance a chi è rimasto fuori. Adesso però mi aspetto coerenza da parte dell’Amministrazione nei confronti di chi non ha aderito alla procedura. E anche chi ha aderito ha sottoscritto delle obbligazioni che è tenuto a rispettare. Lo Stato, coerentemente, deve controllare.

Lo Stato però finora sul campo non ha avuto strumenti particolarmente efficaci per chiudere i centri irregolari…
Ma la sanatoria rappresenta un break. E’ uno strumento che, insieme alla sentenza della Corte di Giustizia, ha cambiato radicalmente le regole del gioco. Adesso lo Stato ha un potere interdittivo di cui prima non disponeva.

Da quello che è possibile dire al momento, i bookmaker che non hanno aderito cercheranno di tornare di fronte alla CGE sostenendo che è venuto meno uno degli obiettivi del sistema concessorio, la tutela dell’ordine pubblico, visto che nel mercato sono entrati una serie di operatori senza nessun controllo…
È solamente una situazione temporanea. Una moratoria finalizzata ad una migliore organizzazione del mercato. Probabilmente i tempi per effettuare le verifiche per il rilascio dell’88 Tulps diventeranno più lunghi, visto che le Questure di tutta Italia adesso dovranno vagliare 2.500 domande. Ma si tratta solamente di una proroga dei termini, in attesa della verifica.

 

Intervista pubblicata su TS Totoguida Scommesse, n. 10 del  6 febbraio 2015

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