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NEWS

20 Dicembre 2013

Via libera del consiglio dei ministri alle leggi regionali sul gioco di Lombardia e Toscana

Nel corso dell’ultima riunione, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, il Consiglio dei ministri ha deliberato di non impugnare due leggi regionali recanti norme in materia di gioco. Si tratta di quella della Regione Lombardia, approvata all’unanimità il 21 ottobre scorso, dal titolo “Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico” e quella della Regione Toscana, che era stata approvata a larga maggioranza tre giorni prima, recante “Disposizioni per il gioco consapevole e per la prevenzione della ludopatia”.

La legge lombarda Nel primo caso, la legge lombarda, che è stata frutto dell'unificazione dei progetti presentati alla commissione Attività produttive da Pd, Lega Nord, Fratelli d'Italia e dalla Giunta, ha stabilito la distanza di 500 metri dai luoghi sensibili per le sale da gioco, un sistema di premialità per i locali 'no slot' (viene prevista la riduzione dell'Irap dello 0,92 percento per chi decide di rottamare le slot e la maggiorazione, sempre dello 0,92 percento, per chi decide di tenerle, con uno sgravio medio di circa 1.000 euro l'anno), formazione per gli esercenti e nelle scuole, possibilità per i sindaci di decidere le zone di apertura delle attività da piano regolatore, un numero verde ed un osservatorio regionale. In prospettiva, la Regione Lombardia sta lavorando anche a un disegno di legge di iniziativa regionale, da presentare al Parlamento italiano, che conterrà interventi da portare avanti, sempre in materia di gioco, ma a livello nazionale.

La legge toscana Anche la legge toscana è il risultato della fusione di quattro proposte presentate nel tempo da Udc, Fdi, Più Toscana e Pd. Il provvedimento contempla una serie di norme che includono il divieto di apertura delle sale da gioco in un raggio di 500 metri dai 'luoghi sensibili', la maggiorazione dell'0,1 per cento dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per gli esercizi pubblici e commerciali e i circoli privati in cui vi sia offerta di apparecchi per il gioco lecito, e la promozione di contributi per la loro rimozione. Viene inoltre stabilito il divieto di pubblicizzare il gioco e si obbligano i gestori delle sale ad esporre materiale informativo all'esterno e all'interno dei locali, ed introdurre idonee soluzioni tecniche volte a bloccare automaticamente l'accesso di minori ai giochi. Il personale delle sale e gli esercenti sono inoltre tenuti a frequentare corsi di formazione e aggiornamento organizzati dalle Usl in raccordo con i comuni del rispettivo ambito territoriale.

18 Dicembre 2013

Il Presidente Sgi Massimo Passamonti a IlSole24ore: “Un piano regolatore per i giochi”

"In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare di aumento di tasse per i giochi, inseguendo numeri iperbolici ed entrate erariali capaci di coprire disavanzi miliardari. La polemica aspra e sterile sembra diventato lo sport preferito di una certa politica; quegli stessi politici che propongono decine di emendamenti e proposte di legge per finanziare - attraverso il gioco - ogni cosa: dall'università alla ricostruzione di zone colpite da sisma, dagli esodati al rinnovamento tecnologico della Pubblica amministrazione. Il gioco, additato dalla pubblica opinione come 'sentina di tutti i vizi', diventa così il 'bancomat' attraverso cui finanziare ogni problema generato dalla difficile situazione che stiamo vivendo. Per uscire da questa spirale senza senso, vorrei proporre alcune riflessioni che le migliaia di operatori del gioco legale riuniti in Confindustria Sistema Gioco Italia (Sgi) hanno avanzato in questi mesi". E' quanto emerge da un articolo pubblicato da Il Sole24ore a firma di Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia, dal titolo 'Un piano regolatore per i giochi'.

Fiscalità "In questi giorni è stato reso pubblico lo special report 'La tassazione del settore dei giochi' curato da Andrea Giuricin dell'Istituto Bruno Leoni. Nello studio si legge: 'L'inasprimento delle imposte sul gioco rischia di far calare il gettito erariale, a causa dello spostamento di molti giocatori verso il mercato illegale'. Inoltre: 'laddove l'incidenza del fisco è maggiore, la crescita delle vincite è stata inferiore': la spiegazione viene presto fornita. I giocatori preferiscono quelle tipologie di gioco dove il fisco è meno pesante (incluso il mercato nero) in quanto offrono un maggiore ritorno di vincite (payout). Lo studio segnala come tra il 2006 e il 2012 il gettito erariale offerto dal settore giochi sia cresciuto del 30%, mentre il canone concessorio ha visto un aumento del 269 percento. E' bene ricordare come questi risultati siano stati raggiunti attraverso la più importante opera di legalizzazione del gioco a livello globale. Un solo dato: prima del 2004 la Guardia di Finanza stimava la presenza sul territorio di circa 800mila 'videopoker' illegali gestiti in gran parte dalla malavita con scarse o nulle garanzie per il giocatore. I risultati ottenuti sono stati eclatanti: le stime di Ibl parlano di una riduzione delle dimensioni del mercato nero dal 57% nel 2003 all'8% del 2012. Lo studio evidenzia che a un ulteriore aumento delle imposte è ragionevole attendersi una diminuzione del gettito erariale: l'esperienza maturata con l'incremento delle accise per il tabacco - che hanno portato all'aumento del contrabbando - in questo senso dovrebbe essere maestra. Su questo punto da sempre gli operatori del gioco chiedono un approccio sistemico che sia certezze e stabilità previsionale alle aziende del settore senza il quale non è possibile immaginare investimenti a garanzia della trasparenza e della sicurezza del consumatore".

Autoregolamentazione della pubblicità  "Ormai da quasi due anni gli operatori riuniti in Sgi hanno avviato in completa autonomia un'attenta valutazione critica e responsabile dell'intero settore. Un primo, importante passo è stato condotto con l'attuazione delle linee guida del Codice di autodisciplina della comunicazione pubblicitaria da noi promosso nell'aprile 2012, ben sei mesi prima dell'entrata in vigore del 'Dl Balduzzi'. Il Codice contiene limiti molto rigidi sulla pubblicità, sui contenuti della comunicazione, sulle fasce orarie di messa in onda e sui canali tematici. Obiettivo è la massima tutela delle fasce più deboli, in particolare i minori".

Riordino dell’offerta sul territorio "Sempre in assoluta autonomia Sgi già nel luglio scorso ha presentato alle autorità regolatorie un progetto per il riordino dell'offerta di gioco, un autentico 'piano regolatore' che tenga conto delle istanze territoriali prevedendo tra l'altro un numero massimo di quattro Awp per esercizio, l'eliminazione degli apparecchi presso gli esercizi che non possono garantire un adeguato controllo nei confronti del gioco minorile oltre che presso gli esercizi al di sotto dei 20 metri quadri; nello stesso documento è inoltre prevista anche la definizione di un numero minimo di Videolotteries (Vlt) installabili in un singolo esercizio, con l'obiettivo di una riduzione del numero dei punti di vendita sul territorio. Chiediamo che le autorità preposte a livello nazionale raccolgano questi suggerimenti, magari cogliendo le opportunità che verranno offerte dalla delega fiscale in discussione in Parlamento. Riteniamo altresì importante che in questo lavoro siano coinvolte attivamente le istituzioni territoriali per giungere a una normativa unica per tutto il Paese, evitando il proliferare di dispositivi spesso in conflitto fra loro, che, lungi dal ridurre gli eccessi, generano solo confusione e ricorsi legali in serie. Il mondo del gioco legale è una realtà complessa, che ogni giorno si confronta con il mercato e che offre lavoro a oltre 110mila operatori qualificati. Gli indicatori economici sottolineano che anche il nostro settore soffre della difficile congiuntura economica (smentendo così il facile cliché che si gioca di più in tempo di crisi). Crediamo sia arrivata l'ora di andare oltre gli slogan demagogici e le ancor più facili visioni di un settore da dover penalizzare con leggi senza senso o con aumenti indiscriminati dei livelli di tassazione. Crediamo che una fase importante del nostro settore si sia chiusa e se ne possa aprire ora un'altra basata sulla tutela sociale, del territorio e della legalità. Siamo convinti che questa fase possa essere sviluppata rafforzando e non indebolendo il regime concessorio su cui si basa il nostro sistema. Il momento è propizio, perché tutti gli attori in campo si siedano attorno a un tavolo per ridisegnare in maniera corretta la presenza del gioco, in tutte le sue forme, sul territorio, in primis a tutela della legalità e degli interessi dei consumatori".  

13 Dicembre 2013

Il gioco fa rotta sulla ricerca: parte la raccolta fondi Telethon sulla rete di scommesse

È partita il 2 dicembre, e si concluderà il prossimo 4 febbraio, la raccolta Telethon nei centri di scommesse attraverso uno speciale palinsesto dedicato alla causa benefica, messo a punto dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con la collaborazione della Fondazione per la ricerca sulle malattie genetiche e i concessionari del gioco pubblico che aderiscono all'iniziativa. Nel 2013 il gioco pubblico ha giù raccolto 376.589 euro attraverso il proprio progetto 'Il Gioco fa rotta sulla ricerca' arrivando a destinare, dal 2005 ad oggi, la cifra complessiva di 5.365.838 euro alla ricerca. Un traguardo importante, che ha permesso agli italiani, attraverso la rete del gioco, di comprendere e supportare il lavoro di ricerca finanziato dalla Fondazione Telethon.

La raccolta fondi Nel periodo che accompagna la fine dell’anno e l’inizio del nuovo, si potrà scommettere e donare fondi a Telethon con la nuova edizione del progetto sostenuto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dai concessionari dei giochi. In particolare, presso la rete delle agenzie ippiche e sportive, è disponibile uno specifico palinsesto a quota fissa che consentirà di effettuare una scommessa il cui importo andrà interamente devoluto alla causa della ricerca. Le società del gioco pubblico contribuiranno anche questa volta attraverso una donazione aziendale o l’adozione di uno specifico progetto.

Un binomio decennale Per il decimo anno consecutivo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli e il mondo dei giochi si sono schierati a favore della ricerca scientifica sulle malattie genetiche. Con la promozione de ‘Il gioco fa rotta sulla ricerca’, il consolidato progetto di raccolta fondi che negli anni ha raggiunto oltre 5 milioni di euro, i Monopoli e i concessionari del settore rinnovano il proprio impegno di solidarietà a Telethon. Fonte di soddisfazione per Aams, è la rinnovata adozione del progetto di ricerca sull’atrofia muscolare spinale coordinato dal Dott. Claudio Sette dell’Università di Roma Tor Vergata. Tutto questo è possibile grazie al coinvolgimento dei concessionari del settore giochi quali Codere, Cogetech, Eurobet, Hbg Gaming, Sisal e Snai che oltre alla donazione aziendale permetteranno ai clienti di offrire un contributo attraverso lo specifico palinsesto a quota fissa, con l’ausilio di Sogei, partner tecnologico del Mef. Inoltre anche altri operatori del mondo dei giochi parteciperanno con una donazione aziendale attivando la rete a favore della lotta contro le malattie genetiche, nello specifico: Lottomatica – Gioco del Lotto - dal 2000 al fianco di Telethon con un’importante donazione aziendale e attraverso il coinvolgimento dei propri punti scommesse Better e de siti Lottomatica.it e Totosi.it. Da quest’anno inoltre metterà a disposizione anche la propria rete del ‘Gioco del Lotto’ offrendo la possibilità ai propri clienti, dal 1 dicembre 2013 al 31 gennaio 2014, di donare 1,2,5 o 10 euro in occasione di una giocata o all'atto della riscossione di una vincita. Per il 2013 la donazione aziendale sarà finalizzata al sostegno di un’annualità del progetto di ricerca coordinato dalla prof.ssa Maria Vittoria Cubellis del Dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università di Napoli Federico II. G.Matica anche quest’anno al fianco Telethon. Oltre a un’importante donazione aziendale, promuoverà le attività di volontariato d’impresa tra i propri dipendenti veicolando il payroll giving e distribuendo i prodotti solidali di Telethon. La raccolta finale concorrerà, per un anno, al sostegno della carriera indipendente del Dott. Carmine Settembre dell’Istituto Telethon Dulbecco che coordinerà il progetto di ricerca sugli effetti tossici delle malattie lisosomiali sulle ossa presso l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli’.

Intralot Italia e Telethon insieme dal 2007. Anche quest’anno conferma il suo impegno per la raccolta fondi sia attraverso l’intera rete dei 500 punti vendita Intralot Italia, distribuiti su tutto il territorio nazionale sia con il proprio portarle di gioco intralot.it. Ogni giocatore, al momento della giocata potrà contribuire con una donazione di 2 euro.

 

13 Dicembre 2013

Consiglio di Stato ribadisce la legittimità del sistema italiano: "No a licenza pubblica sicurezza a chi non ha concessione"

Una nuova pronuncia del Consiglio di Stato - dopo le numerose ordinanze del Tar del Lazio e la recente sentenza della Corte di Cassazione - ribadisce la legittimità del sistema concessorio italiano in materia di giochi e scommesse, con specifico riferimento al fatto che le licenze di pubblica sicurezza possono essere rilasciate solo a coloro che hanno una regolare concessione.

Le ultime sentenze  Il Consiglio di Stato ha infatti accolto una serie di appelli proposti dal Ministero dell'Interno contro dei Centri trasmissioni dati (in breve: Ctd) collegati a bookmaker esteri, riformando una precedente sentenza del Tar Puglia e rigettando così il ricorso originario.

Le vicende I titolari dei Ctd avevano chiesto il nulla osta all’autorità competente ai fini del rilascio dell’autorizzazione per l’attività di offerta al pubblico di reti e servizi di comunicazione elettronica, ai sensi dell’articolo 88 del Tulps, ma questa gliel’aveva negata, con la motivazione che i richiedenti non erano titolari della concessione a svolgere l’attività per l’organizzazione e la gestione delle scommesse. Contro la decisione dell’autorità, i titolari avevano eccepito in sostanza che l’attività in Italia del gruppo straniero, sia nell’ipotesi che venga svolto direttamente da esso e sia nell’ipotesi che venga svolto tramite i centri di raccolta dati, purché in possesso del titolo concessorio o autorizzatorio nel Paese ove ha fissato la sede principale, è tutelata dalla normativa comunitaria concernente l’insediamento delle imprese in uno Stato membro diverso da quello di provenienza, con specifico riguardo alle disposizioni del Trattato dell’ Unione Europea relativo alla libertà di stabilimento (art. 42) e alla libera circolazione dei servizi (art. 49).

Il giudice territoriale ha accolto il ricorso annullando il provvedimento di diniego, sulla base della motivazione che il regime italiano concessorio-autorizzatorio si pone in contrasto con le indicate norme comunitarie.

Le motivazioni del Consiglio di Stato Secondo i giudici del Consiglio di Stato “il sistema concessorio-autorizzatorio imposto dal nostro ordinamento non si pone affatto in contrasto con l’ordinamento comunitario; il che fa venir meno il presupposto giuridico, sostanziale e processuale, su cui si fonda la posizione soggettiva della società estera; e di conseguenza quella del Ctd, che pure costituisce l’unico oggetto del presente giudizio. Ad avviso del collegio, la laconica motivazione fornita dall’autorità di pubblica sicurezza è congrua ed esatta. Infatti, detta autorità, a fronte di una domanda con cui veniva chiesta l’autorizzazione unicamente a favore di un soggetto dichiaratamente estraneo all’organizzazione e alla gestione delle scommesse, e sostanzialmente irresponsabile circa l’esito dei contratti, non poteva che fare riferimento all’assenza della concessione, che, non solo era compatibile con l’ordinamento comunitario, ma costituiva anche l’unico strumento attraverso il quale diventava possibile l’esatta individuazione dell’effettivo gestore. In conclusione, il collegio ritiene che dal quadro normativo di riferimento emerga come la qualità di concessionario costituisca presupposto imprescindibile, laddove stabilisce che la licenza può essere data esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti, ai quali la legge riserva, appunto, la possibilità di svolgere l’attività suddetta. Quindi, come già riferito, la provenienza della domanda da un soggetto avente la natura giuridica di sopra individuata, e pertanto sostanzialmente privo del titolo legittimante, avrebbe ingenerato incertezze presso gli stessi scommettitori. Tale incertezza costituisce di per sé un valido e sufficiente motivo di ordine pubblico per denegare l’autorizzazione, in quanto si pone in contrasto con le esigenze di tutela del consumatore, anch’esse protette dal diritto comunitario. Va da sé che l’autorità preposta all’ordine pubblico non può disinteressarsi del meccanismo in esame, poiché esso coinvolge i consumatori italiani, atteso che gli effetti dei contratti di scommessa si producono anche nel nostro ordinamento, nell’ambito del quale vengono fatte le puntate e pagate le vincite”

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