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LO SPECIAL REPORT DELL'ISTITUTO BRUNO LEONI: “LA TASSAZIONE NEL SETTORE DEI GIOCHI E LA LEGALITÀ”

13 Dicembre 2013

Lo Special Report dell'Istituto Bruno Leoni: “La tassazione nel settore dei giochi e la legalità”

L’inasprimento delle imposte sul gioco rischia di spostare il settore verso il mercato illegale, con conseguenti rischi connessi all’ordine pubblico e minori entrate derivanti dal gettito erariale. È quanto mette in evidenza lo Special Report, ‘La tassazione nel settore dei giochi’, condotto da Andrea Giuricin, fellow dell’Istituto Bruno Leoni. “Laddove l’incidenza del fisco è maggiore, la crescita delle vincite è stata inferiore. Quindi i giocatori preferiscono quelle tipologie di gioco dove il fisco è meno pesante (incluso il mercato nero). La ragione è ovvia: le tipologie più tassate (a parità di altri elementi) sono o meno attrattive per gli operatori (perché lasciano meno margini), o meno attrattive per i giocatori (perché offrono minore payout), o entrambe le cose. In un certo senso, dunque, c’è un’avversione alla tassazione da parte dei giocatori”, afferma il ricercatore.

 Lo studio evidenzia come “tra il 2006 e il 2012, il gettito erariale dal settore dei giochi sia cresciuto del 30% e il canone concessorio addirittura del 269%. Il ricavo dei principali stakeholder – concessionari, retailer e partner – è aumentato rispettivamente del 56%, 83% e 157%. Questo fenomeno è stato reso possibile dall’introduzione di una molteplicità di giochi a ridotto livello di tassazione. Il risultato di un tale modello è stata la riduzione delle dimensioni del mercato nero dal 57% nel 2003 all’8% (stimato) nel 2013. È pertanto presumibile che un aumento delle imposte possa produrre il fenomeno opposto: per argomentare questo punto, Giuricin esamina i casi di mercati che, allo stesso modo del gioco, sono caratterizzati sia da una domanda rigida, sia dalla disponibilità di alternative a basso o nullo impatto fiscale, quali il tabacco (dove l’alternativa è il contrabbando) e la nautica da diporto (dove l’alternativa è spostare i natanti in altre giurisdizioni). L’esperienza delle accise sul tabacco e delle “tasse sul lusso” conferma che, in questi casi, il rischio che un aumento delle aliquote eroda la base imponibile, come nel gioco, è altissimo. Di conseguenza, le controindicazioni di una revisione al rialzo del prelievo sono enormi e dovrebbero essere prese in seria considerazione”.

Togliere spazio all’illegale.  Nella ricerca viene inoltre sottolineato che “negli ultimi anni il settore del gioco legale è riuscito ad attrarre un maggior numero di consumatori – in buona parte strappandoli al “nero”. Parallelamente, la concorrenza tra operatori e, soprattutto, tra tipologie di gioco ha spinto verso l’alto il payout. Nello stesso periodo la spesa netta (il c.d. Gross Gaming Revenues – Ggr, vale a dire la differenza tra quanto giocato e quanto ricevuto dai giocatori), che in tutto il mondo è il metodo di misura della dimensione del mercato del gioco, è cresciuta dagli 11 miliardi del 2006 a circa i 17 miliardi del 2012. Il Ggr serve a garantire la copertura dei costi e la remunerazione di tutti gli stakeholder: l’erario, i concessionari, gli operatori e il settore del retail. Nell’ultimo anno il Ggr si è ridotto, a  causa principalmente delle modifiche nella tipologia delle giocate da parte dei giocatori, nonché naturalmente per effetto della crisi economica generale. Al netto della componente fiscale, buona parte del giro d’affari addizionale è stato “restituito” ai giocatori sotto forma di maggiori vincite. Il giro d’affari lordo è infatti cresciuto del 164% tra il 2006 e il 2012, ma le vincite dei giocatori sono cresciute del 220%. È questa la ragione per cui la spesa netta (GGR) è aumentata di solo il 52%, arrivando sulla soglia di quella che la Corte dei Conti ha definito la “maturità” del settore. Si ricorda che l’aumento importante del payout e del giro d’affari sono conseguenza di una riforma che ha permesso il contenimento del mercato nero, spesso gestito dalla criminalità tramite la creazione di reti parallele. Riprendendo un paragone storico è facile vedere una certa similitudine tra il periodo del “proibizionismo” americano e la conseguente crescita della malavita negli Stati Uniti. Anche il gioco illegale in Italia era spesso gestito dalla criminalità organizzata. Un ulteriore livello di approfondimento è quello relativo alla distribuzione della catena del valore tra i diversi stakeholder. Al netto delle vincite (il payout) e della quota riservata all’erario, come si distribuiscono i ricavi tra  i concessionari, gli operatori retail e i partner? I concessionari sono quelle società che operano in via esclusiva e che non forniscono e gestiscono i servizi nel settore del gioco per conto dello Stato. Gli operatori retail sono gli operatori sul territorio o virtuali che possono vendere i servizi. I partner sono invece quei soggetti che collaborano nel settore e possono fornire per esempio servizi tecnologici per la gestione di un sistema estremamente complicato e delicato (un esempio tipico sono i gestori delle slot machines). Nel complesso i concessionari sono quelli che tra il 2006 e il 2012 hanno visto una crescita inferiore rispetto alle altre categorie rappresentate. In particolare l’incremento dei ricavi è stato del 56%, mentre per il retail la crescita è stata superiore all’80%. Un atro dato interessante, perché è un ulteriore forma di “tassazione” anche se con veste e finalità completamente diverse, riguarda il canone concessorio dovuto dai concessionari al regolatore, che ha riscontrato un aumento molto significativo, dato che è cresciuto di quasi il 270%”.

Le conclusioni. Secondo lo studio “Laddove l’incidenza del fisco è maggiore sul totale della spesa netta, la crescita del payout è stata inferiore. Quindi i giocatori preferiscono andare a giocare in quei settori dove il fisco è meno pesante (incluso il mercato nero). La ragione è ovvia: le tipologie più tassate (a parità di altri elementi) sono o meno attrattive per gli operatori (perché lasciano meno margini), o meno attrattive per i giocatori (perché offrono minore payout), o entrambe le cose. In un certo senso, dunque, c’è un’avversione alla tassazione da parte dei giocatori, sebbene in questo caso l’indice R2 non sia elevatissimo e quindi il livello della tassazione non abbia da solo la capacità di spiegare completamente il comportamento dei consumatori. Nel complesso lo studio evidenzia le problematiche di un settore che per molti anni ha portato sviluppo all’economia in generale. Le recenti innovazioni e i continui cambiamenti stanno limitando lo sviluppo del settore del gioco e vi è il serio rischio, come si sta palesando per esempio nel caso dei tabacchi e della nautica, di un incremento della domanda di alternative illegali”.




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